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Uno di quelli che
viaggiano a prescindere dai soldi, dal tempo e dalle opportunita’.
Fuggendo dall’ufficio sulle parole di Pirsig e del suo Zen, percorrendo
le strade assolate della Sicilia mia e di Tomasi di Lampedusa.
Viaggiare e’ uno stato mentale, qualche volta uno spostamento fisico del
corpo.
Sono in ufficio oggi, guardo il cielo grigio del primaverile inverno
siciliano e mi prende la voglia di andare ancora a Capo Nord, ritrovare
il grigio del cielo in un’altra stagione, in un’altra nazione.
Davanti al monitor, su cui scorrono cifre e dati, chiudo gli occhi e
faccio accuratamente saltare i ponti che mi legano alla realta’, chiudo
colleghi e doveri in un’altra dimensione.
Il freddo sparisce, e’ il 15 luglio.
Il mito del motociclista europeo e’ quel traguardo lontano, oltre le
pianure e le foreste popolate di elfi e renne, di troll dispettosi.
L’ultima Thule, l’estremo punto oltre il quale lo sguardo solo puo’
proseguire, la scogliera a picco che ferma la moto e lo slancio di
seimila chilometri di rincorsa verso il Nord. Voglio ancora
raggiungerlo, voglio assorbirne la magìa, incontrare nuove culture,
respirare l’aria diversa e fredda, gioire dei suoni di lingue nordiche,
spigolose come in Norvegia o liquide, come in Finlandia.
Seduto davanti al mio monitor, colleziono qualche sguardo interrogativo,
un’ombra di biasimo…o di invidia, parto. L’Italia scorre via al di la’
della visiera del casco, l’afosa aridita’ del meridione si rinfresca e
si arricchisce di profumi silvestri, le Alpi mi dicono che il primo
passo e’ fatto.
Il bello del ricordo e’ che si puo’ gestire. Godo delle curve svizzere,
poi volo sui rettilinei tedeschi, affollati come la piu’ caotica delle
immagini da vacanze italiane.
Deciso, scarto anche queste strade, evito il traffico tedesco e plano in
Danimarca.
Sotto il casco grigio da alieno i miei sono i soli capelli scuri, ma il
sorriso e’ uguale.
Gusto la gentilezza, la cortesia innata di questa gente che mi guarda
benevola percorrere le sue strade. Sorrido, non ho il tempo di assorbire
la sensazione d’essere in Danimarca che il traghetto mi fagocita,
gentile anche lui pero’, verso la Svezia.
Gli spazi si aprono, il cielo
anche.
Decido di non scartare tutti i giorni di pioggia, altrimenti posso anche
riaprire gli occhi e trovarmi in ufficio! Continuo la mia umida
cavalcata e comincio a vedere gli effetti della latitudine: le renne che
in Lapponia dominano le strade e i pullman carichi di turisti con la mia
stessa destinazione…ma non con la mia stessa temperatura! Facce placide
dietro finestrini appannati mi guardano.
Capisco di colpo come si sentirebbe un punk al ballo del
principe…nell’ipotesi di un principe tollerante, comunque! Invidio un
po’ le loro tazze di plastica piene di un liquido invitante perche’
caldo, poi mi concentro sulla strada.
Ci siamo io e la mia moto, gli alberi, le renne e la pioggia. Mi
stupisco, ma e’ ancora luglio.
In fondo sono partito anche per questo.
Procedo sull’asfalto ruvido e gli alberi si fanno piu’ radi e bassi, le
renne piu’ grandi e sicure di poter attraversare la strada quando
vogliono.
Aspetto di incrociare la slitta di Babbo Natale, ma ormai ho passato il
Circolo Polare e temo di aver perso quest’opportunita’!
Se almeno potessi chiedergli in dono una giornata di cielo sereno…subito
la pioggia diventa piu’ fitta ed il mio tentativo di credere ancora al
barbuto vecchietto si diluisce nell’acqua fredda.
Ho fretta d’arrivare, i segnali m’informano che Nordkapp esiste davvero
ed e’ anche vicino, canto le note della mia vittoria dentro il casco
chiuso, conto i chilometri e le ore che mancano all’arrivo, calcolo
medie orarie, consumi, gioco con le cifre.
Calcolo il prezzo in lire di un litro di benzina. Smetto di fare calcoli
appena scopro il risultato.
Gli ultimi trenta chilometri, il paesaggio lunare, gli alberi ormai
scomparsi, la roccia nera che non riesce a coprirsi di verde, la neve ai
bordi della strada. Luglio.
Il cartello Nordkapp.
Mi alzo in piedi sulle pedane e sono felice, il cielo mi sembra piu’
azzurro, forse riesco a vedere il sole di mezzanotte. Ma mi basta essere
arrivato al limite, non poter proseguire perche’ ho toccato il tetto
d’Europa.
Posso solo girare la moto verso Sud e tornare.
Seimila chilometri sono tanti, preferisco prendere una scorciatoia.
E’ un trucco vile, ma lo faccio!
Apro gli occhi e sono ancora in ufficio, ricaricato, con la mente ed il
cuore aperti al nuovo.
Il cielo, in quest’inverno siciliano, si e’
schiarito ed e’ di un blu tenero.
Mi guardo intorno, la realta’ sembra avermi dimenticato.
Quasi quasi ne approfitto, il sole agita pensieri di mare e di caldo.
Il Brasile e l’Argentina mi chiamano, devo solo chiudere gli occhi e
sperare che non mi licenzino!
In fondo, l’ho detto, sono un viaggiatore.
Report from my North Cape mission
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