A g r i g e n to
(A k r a g a s)
Cenni storici e archeologici
Proseguendo
verso ovest nel nostro ideale itinerario archeologico nella Sicilia ellenistica,
dopo la splendida Minoa Eraclea, la SS 115 ci conduce in direzione di uno dei
più importanti
siti oggi esistenti, certamente in grado di rivaleggiare con la
stessa Grecia per l'importanza dei reperti e la loro conservazione.
Un delizioso vento profumato con gli aromi del vicinissimo mare mescolati ai
profumi della rigogliosa vegetazione spontanea dei campi preannuncia l'arrivo
della famosa Valle degli Dei, così soprannominata l'Akragas di 2.500 anni
orsono, oggi Agrigento, citata fra gli altri anche da Virgilio nella sua Eneide e
dallo storico Pindaro per la sua magnificenza e bellezza.
Posta sul fianco di una collina che degrada dolcemente verso il mare, riparata a
Nord dalla maestosa Rupe Atenea, contornata su due fianchi dal letto dei fiumi
Akragas e Hipsas, la Valle, ove i mandorli fioriscono già nel mese di gennaio,
appare quasi d'improvviso sullo sfondo della statale in leggero pendio.
Già patrimonio dell'U.N.E.S.C.O.
dal 1998, Akragas
venne fondata nel 580 a. C. da un manipolo di coloni provenienti dalla vicina
Gela guidati da Aristinoo e Pistilo in cerca di territori particolarmente
favorevoli.
Per secoli vero e proprio baluardo ellenistico, unitamente alla madre patria
Gela e alla splendida e potentissima Siracusa, Akragas costituì un vero
limite e baluardo
alle ambizioni puniche sulla Sicilia.
Lo splendore architettonico dell'antica città era ben noto già nel mondo di
allora, tant'è che il filosofo Empedocle riporta che ".... gli abitanti
costruivano come se non dovessero morire mai", infatti ben sette Templi
dedicati ad altrettante divinità si stagliavano lungo il perimetro naturale
della Città su entrambi i lati della Porta Aurea a sud, conferendo così uno
spettacolo davvero unico per imponenza e maestosità sopratutto nei confronti
dei naviganti che approdavano nelle vicine coste.
Guardando la Valle sullo sfondo del mare il primo sulla sinistra, nella parte
più alta della collina, è il
Tempio
di Giunone o Hera Lacinia.
Eretto
intorno il 450 a.C. in puro stile dorico non fù nè il primo nè il più
importante dei templi della Valle anche se la sua posizione è certamente la
più spettacolare e dominante.
Un breve tratto di strada collega il Tempio di Giunone con il cosidetto
Tempio
della Concordia.
Certamente
il meglio conservato fra tutti, sempre in puro stile dorico, non si conosce il
nome della divinità a cui era consacrato, d'altro canto venne rinvenuta poco
distante una targa inneggiante alla Concordia fra i popoli.
La straordinaria bellezza dell'opera unitamente all'alto significato morale
attribuitogli già in epoca remota, tutt'oggi così profeticamente valido e non
solo per i popoli che si affacciano sul Mediterraneo, conferisce a questo tempio
un fascino assolutamente unico al mondo.
Continuando la discesa verso la Porta Aurea si può ammirare il più antico fra
tali opere, eretto intorno al 520 il tempio doveva celebrare l'importantissima
vittoria su Himera ed i Cartaginesi, dedicato alla Divinità di
Eracle
(Ercole) si deve la sua attuale
ricostruzione all'opera di un appassionato archeologo inglese.
Proprio fra il Tempio della Concordia ed il tempio di Eracle sorge la così
detta Villa Aurea.
Intorno ai primi del 1900 un militare di origine inglese visitando la Sicilia
rimase folgorato dalla grandezza e importanza dei reperti del sito, così Sir
Alexandre Hardcastle dedicò il resto della sua vita e tutte le sue risorse
finanziarie allo studio e agli scavi prendendo alloggio proprio presso tale
Villa che acquistò da un possidente del luogo.
Paradossalmente Sir Alexander in tale encomiabile e travagliatissima opera venne
coadiuvato solamente con pochi, frammentari e combattutissimi finanziamenti da
parte dello Stato Italiano che dal suo canto ignorava completamente il valore di
tale sito. Solo la storia rende i dovuti onori a questo insigne studioso
deceduto in solitudine fra le sue rovine.
Le sue spoglie oggi riposano nel
cimitero di Agrigento lungo il perimetro sud, il più vicino possibile alla Valle
che tanto amò.
Sul lato destro della Porta Aurea si incontrano subito le
rovine del Tempio
dedicato a Giove,
di dimensioni assolutamente grandiose rivaleggiava per importanza addirittura
con il Partenone di Atene.
Voluto dal tiranno Terone occupava una superficie di circa 6.300 mq. e l'enorme
frontone era sorretto dai tre Telamoni la cui immagine si rinviene nel simbolo
dal Comune.
Purtroppo distrutto da un terremoto, gran parte degli enormi massi di tufo
arenario che lo componevano furono utilizzati per la costruzione di moli. Oggi
esistono solo ricostruzioni plastiche che si possono ammirare nel vicino Museo.
Proseguendo lungo i viottoli che costeggiano le imponenti rovine si scende verso
il caratteristico Tempio
delle Divinità Ctonie
(Demetra
e Persefone) già
ed impropriamente denominato Càstore e Pòlluce.
In effetti le quattro colonne che oggi si ammirano sono una ricostruzione dei
tempi moderni, ma nella realtà questa zona era interamente dedicata al culto
degli Dei comprendendo infatti oltre al tempio altari, focolari e recinti sacri.
Questa zona è posta sul limitare di un'alta gola rocciosa davvero spettacolare
ove attualmente sono in corso dei lavori per la costituzione di una suggestiva
passeggiata archeologica.
Sul fianco opposto di tale gola sorge il
Tempio
di Vulcano o Efeso
ovviamente anch'esso in stile dorico
Fuori dalle mura scendendo nella valle che conduce al mare, proprio lungo il
bordo della statale che prosegue verso Gela, si rinvengono le rovine del
Tempio
di Esculapio e di un
edificio.
A completamento di questo breve e sommario cenno sulla zona ellenistica di
Agrigento occorre citare l'importante
Quartiere
Ellenistico ben
visibile dal tempio della Concordia e distante dallo stesso circa 500 mt. in
linea d'aria,
raggiungibile sia a piedi con una breve passeggiata lungo un delimitato viottolo
in terra battuta, oppure percorrendo la strada provinciale in direzione
Agrigento. Proprio all'altezza del citato
Q.
E. vi è l'importantissimo
Museo Archelogico certamente l'indispensabile conclusione di questo nostro
viaggio fra le meraviglie di una civilta che ci arriva da lontano.